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L`economia di Leno al tempo dell`Abbazia

L`economia del monastero, sorto al centro della pianura, era basata sui prodotti dell`agricoltura.
La coltivazione del grano doveva essere ottima perché le vicinanze del monastero erano particolarmente adatte per quel cereale.
Costituiva, probabilmente, la produzione base, perché il canone d`affitto pagato dagli affittuari dell`abbazia, comportava nella maggior parte dei casi una quantità di grano.

I documenti, conservati nell`archivio antico di Leno, ricordano che i lenesi, "nel giorno della Madonna di metà agosto" pagavano all`abate il tributo di tre some di frumento e cinque di spelta: il pagamento poteva essere effettuato anche l`11 novembre giorno di San Martino Il terreno produttivo non doveva essere tuttavia molto esteso e la natura stessa, paludosa, ne rendeva in alcuni casi difficile lo sfruttamento.

E` importante ricordare l`opera di bonifica della zona avviata dai Benedettini; in particolare, ad essi viene attribuita la costruzione degli argini del Mella, per contenere le acque nell`alveo.
Il terreno coltivabile venne ampliato con il taglio di numerosi boschi dei territori abbaziali; queste terre disboscate venivano denominate "ronchi"e con tale termine -oggi- vengono individuate vaste plaghe della Bassa.

Si disponeva in tal modo di ottimo terreno, che, per l`accumulazione secolare delle foglie e dei detriti sul suolo, garantiva un ricco humus. Il terreno recuperato alla palude veniva destinato parte alla coltivazione dei cereali e parte offriva favorevoli condizioni per i prati e pascoli.
Il pascolo indicato nei documenti dell`archivio col termine "pascuum", è la parte di territorio pubblico riservato alla comunità per l`allevamento delle mandrie.

Il prato, indicato dalla parola "pratum", è il pascolo chiuso, destinato ad essere falciato, la cui erba ha cessato di essere cosa comune di una collettività; rappresenta un pascolo permanente, riservato in modo particolare alla produzione di fieno.
La possibilità di pascolo permise il mantenimento di un bestiame numeroso (bovini e ovini), i cui prodotti - carne, latte, burro, formaggio, grasso, lana, cuoio etc. - erano sufficienti a soddisfare la maggior parte delle necessità degli uomini di Leno. Per una maggior produttività del suolo venne praticata la rotazione(maggese): un riposo più o meno prolungato che veniva accordato, a turno, alle diverse parti del suolo coltivabile.

Le foreste rimaste venivano rivalutate perché costituivano la grande riserva di materie prime: la legna, che allora era il solo combustibile importante.
Un documento del 1300 ricorda che uomini di Brescia venivano a Leno a prendere carri di legna. La foresta forniva anche il materiale indispensabile per la costruzione di case, ponti, utensili vari e strumenti di lavoro. Le querce, assai diffuse, fornivano ghiande per l`allevamento dei suini.

E` documentato, poi, che nella foresta gli uomini di Leno praticavano l`uccellagione. Questa, assieme alla piscicoltura praticata nei numerosi corsi d`acqua e negli stagni, costituiva un`importante fonte di sostentamento per gli uomini d`allora.
Parlando dell`economia del monastero non possiamo tacere del privilegio che esso aveva di tenere mercato.
I documenti più significativi per la storia dell`abbazia lenese ricordano un "mercatum in Macreta" e un "campo mercati in Milliarina" Di notevole importanza il privilegio di Gregorio 7°, che concedeva allo abate il diritto di istituire mercati; il privilegio venne confermato dai successivi pontefici.

Gli stessi documenti ci consentono di individuare gli sbocchi dell`economia del cenobio benedettino, che per questo motivo -aggiunto alla castità iniziale dei possedimenti- non rimase mai un`economia chiusa.
Probabili destinazioni dei prodotti dell`abbazia erano:

  • casella cum orto in Papia inter duos pontes,
  • casa in Verona,
  • solarium in Brixia cum broilo usque in viam Orientis,
  • villas que sunt in Tuscia.

Una nota particolare per Pavia.
Pavia che fu capitale del regno longobardo, non perse la sua importanza perché situata sulla via Francigena che nel Medioevo collegava Roma con la Francia. Inoltre, posta sulla riva del Ticino a poca distanza dal Po, era punto di partenza di traffici fluviali di notevole importanza.
La presenza di questa casa in città commercialmente importante fa pensare ad un fondaco per il deposito di merci e prodotti per scambi commerciali.

L`importanza dei fiumi come via di comunicazione in quell`epoca è notevole e quindi vanno rimarcati tra i possedimenti dell`abbazia, quei luoghi situati lungo i fiumi, che sebbene non immettessero i prodotti nelle vie internazionali del commercio, favorivano comunque scambi in ambito locale.
Va ricordato che l`abate possedeva una flottiglia sul lago d`Iseo: è logico pensare che essa fosse adibita al trasporto delle persone e delle merci.
Durante la dominazione veneta Leno ha perso d`importanza e viene inserito nella Quadra di Ghedi: non è altro che uno dei tanti centri del territorio veneto.
Di quell`epoca vogliamo ricordare una nota d`archivio che riferisce di una via "mercato de bovi", che lascia supporre la presenza di un mercato del bestiame.

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