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Leno al tempo dei romani
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Nel V secolo prima della nascita di Cristo, la Pianura Padana fu invasa da tribù galliche. Una di queste, i Cenomani, si insediò nella nostra provincia scegliendo Brescia come capitale. Da qui estesero la loro azione sulla regione alpina fino al bacino dell`Adige, imponendosi agli altri popoli retici e celti.

Nell`ultima parte del III secolo prima di Cristo, i Romani, durante la loro espansione militare in Val Padana , li ebbero come alleati, insieme con i Veneti. L`alleanza era dovuta, probabilmente, più a rivalità con altre tribù galliche che all`amicizia verso Roma.
L`alleanza tra Romani e Cenomani si sciolse all`epoca della spedizione di Annibale in Italia e il comportamento divampante della rivolta delle genti galliche.

Agli inizi del secondo secolo a.Cristo, però, un trattato regolò durevolmente i rapporti fra Romani e Cenomani; trattato imposto di fatto dai primi ma nella sostanza non sfavorevole ai secondi.
La concessione della cittadinanza latina a Brescia nell`89 a.C. rappresentò il riconoscimento di un lento processo di influenza della cultura romana fra i Cenomani.

I piani politico-militari di Cesare e la coscienza della loro importanza acquisita dalle popolazioni padane furono le cause che determinarono l`attribuzione a Brescia del titolo di MUNICIPIO della repubblica romana.
Sotto Augusto, dopo il 27 Ac., Brescia ebbe il titolo di Colonia Civica Augusta divenendo centro di irradiamento della cultura romana verso i popoli alpini confinanti sottomessi da Roma. L`età di Augusto fu il momento decisivo per la definizione del territorio bresciano che passò da 2000 a oltre 6000 Kmq. con un netto predominio della superficie montuosa e collinare su quella pianeggiante. Un contributo fondamentale alla romanizzazione diede la centuriazione per lo sviluppo intenso e sistematico dell`agricoltura in aree precedentemente improduttive o scarsamente produttive.

A Leno, durante i lavori di bonifica o di scavo, non sono stati rinvenuti oggetti di epoca gallica, a differenza di paesi limitrofi, quali Gottolengo e Manerbio, che possono documentarne la presenza con reperti archeologici di notevole importanza.
La campagna lenese, però, ci ha restituito numerose tombe dell`epoca romana contenenti anfore, vasi in vetro. Questo materiale è conservato per la maggior parte nel Museo romano di Brescia; in particolare, vogliamo ricordare due statuette in bronzo provenienti dalla località SCOVOLA, tra Leno e Ghedi, esposte nella bacheca centrale della sala del museo dedicata ai grandi bronzi.
Il nome stesso della frazione Porzano sembra derivare da Porcius, nome gentilizio romano; anche il nome di Milzanello rivela l`origine romana. Trae origine da Milicius, probabilmente un vecchio soldato, che ebbe quella terra a ricompensa della sua vita militare.
Per la storia di Leno in epoca romana disponiamo anche di una documentazione epigrafica. Nella ""Villa Badia"" esiste un frammento, di stele funeraria con due ritratti affiancati a mezzobusto. Il frammento deteriorato, risulta di difficile interpretazione.
Un`altra iscrizione funeraria si trova a Porzano e reca incise queste parole:

OCTAVIA. SP. F
ANUS
T. F. I.

che significano "" La vecchia Ottavia alla figlia comandò che fosse innalzata questa lapide per testamento "".
Va poi menzionata una lapide - di cui non conosciamo l`ubicazione, citata da un grande studioso, che recava inciso ""BRIXIA"", a testimonianza che Leno apparteneva al territorio di Brescia e non di Cremona.
Nel periodo del tardo impero romano, il territorio lenese seguì le sorti di tanti altri luoghi: invasioni, saccheggi e rovine connesse con le occupazioni dei popoli barbari.

Dopo la caduta dell`impero romano, quando ormai era consolidata la libertà di professione del Cristianesimo, sorse anche a Leno una comunità cristiana. Ad essa si deve la costruzione della Pieve di S. Giovanni Battista. Dell`esistenza di questa chiesa danno notizia due frammenti di una iscrizione conservati nel Museo Cristiano di Brescia.
Dell`iscrizione siamo a conoscenza del testo integrale. Il sottodiacono Giulio Agostino ci attesta che a Leno, nel secolo sesto dopo Cristo, vi era in funzione una chiesa, officiata da alcuni chierici e da uno o due preti i quali attendevano all`assistenza religiosa di un vasto territorio che dipendeva dalla pieve di S. Giovanni Battista in Leno.
Intorno alla Pieve fiorì la fede cristiana e sorsero opere di carità a sollievo, aiuto e protezione dei poveri, dei deboli e dei bisognosi.
La chiesa di S. Giovanni Battista, completamente distrutta, ha lasciato un ricordo soltanto nel nome della roggia Santa Giovanna, che doveva passare vicino alla pieve.
Con il dominio longobardo la pieve fu sostituita nella guida della comunità cristiana da un altro organismo religioso voluto dai Longobardi: il Monastero di S. Salvatore affidato ai Benedettini trasferitisi a Leno da Montecassino.
Perciò prima di procedere al racconto dei fatti riguardanti la storica Badia, permettiamo alcune note sui Benedettini e sui Longobardi.

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